Tutto è nato da un evento molto particolare: il ritrovamento, da parte del direttore d’orchestra e chitarrista Enzo Amato, di uno spartito di Donizetti. L’opera fu eseguita solamente una volta, nel 1837, il giorno dopo la morte dell’amatissima moglie del compositore e, forse proprio per questo motivo, destinata poi ad impolverarsi, lasciandosi dimenticare e per evitare la trasformazione in inno funebre per la triste scomparsa. Questo prodigioso ritrovamento ha ispirato il giornalista e scrittore Antonio Mocciola per la realizzazione di un’opera teatrale capace di coniugare drammaturgia e musica, omaggiando la figura del musicista bergamasco: “Donizetti, amore e morte” è andato in scena presso la Domus Ars di Napoli in una data unica, quella del 9 novembre 2019, permettendo nuovamente a quel lavoro sepolto di tornare alla ribalta, proprio come accadde a metà di due secoli fa. Il maestro Gianni Gambardella al pianoforte ha accompagnato la bravissima Gabriella Colecchia, pronta ad interpretare i più celebri lavori di Donizetti grazie alla sua splendida voce da mezzosoprano che, grazie alla particolare acustica della struttura, è stata impreziosita da un’aura spirituale ed evocativa tale da rendere l’ascolto ancora più magico. Giovanni Allocca, nei panni del compositore, ha raccontato stralci della sua vita, dall’amore viscerale per la sua Virginia fino agli ultimi anni di vita, ma se la capacità attoriale dell’artista è sempre straordinaria, al contrario del valore aggiunto donato alla mezzosoprano, la voce recitata ha perso decisamente potere a causa di un audio davvero poco consono ad un monologo, rendendo ostica la comprensione del testo di Mocciola che, in questo lavoro, ha vestito anche i panni di regista. Nonostante i problemi tecnici dovuti ad una location non adatta ad un lavoro teatrale, “Donizetti, amore e morte” ha reso giustizia ad un autore importante per la musica classica italiana e ha omaggiato una sua composizione dimenticata davvero da troppo tempo.

Gaetano Cutri