Uno spettacolo fosco e sdrucito con sbilanciamenti e vette come solo le autentiche imprese sperimentali possono vantare. E il buono sovrasta il discutibile. Non tutto sfavilla in questo potente “Don Giovanni” di Molière ma è talmente carismatico il protagonista Gianluca Gobbi, con una bellezza propria convincente e seduttiva, da mettere in secondo piano un’acerba donna Elvira che esegue pedissequamente provocatori dettami registici. C’è da credere a questo impenitente seduttore, che ha l’aria svagata e indifferente, che pare giocare con gli altri, le altre e sé stesso. Non c’è calcolo ma disincanto e allora quasi non c’è paura nella chiusa tragica, quando il seduttore seriale sprofonda negli inferi trascinato dalla statua del commendatore che il libertino aveva ucciso. Qui Don Giovanni ha il corpo di un ragazzone ma l’osservazione del mondo ci insegna che non sono le dimensioni, soprattutto di un corpo maschile, a decretarne il fascino. Gli sguardi, feroci, intensi, presenti all’istante e poi lontani, affaccendati in altre regole che egli solo conosce, conquistano verosimilmente. Ammaliante anche la scena, più vuota che piena, a parte l’inizio, ma nel suo aprirsi a un palco cupo concorre ad inspessire la durezza della storia. Le note amare sono che tutti strepitano troppo. Energia a profusione e non sempre adeguata. Anche Sergio Romano nel ruolo di Sganarello, il servitore vile che alla morte del padrone urla il suo disappunto perché più nessuno gli salderà il salario, è troppo nervoso. Se le altre figure con il loro ipercinetico agire è chiaro rientrino nel quadro d’insieme, Sganarello potrebbe permettersi di deviare spezzando il ritmo e incrementando lo stupore degli astanti, artigliati da un’opera che nonostante i secoli e le aporie continua a incantare, turbare, parlare, piacere.

 

Teatro Carignano Torino

3 – 22 aprile 2018 | Prima nazionale

DON GIOVANNI

di Molière

regia Valerio Binasco

con Fabrizio Contri, Lucio De Francesco, Giordana Faggiano, Elena Gigliotti,

Gianluca Gobbi, Nicola Pannelli, Fulvio Pepe, Sergio Romano

e cast in via di definizione

scene Guido Fiorato

luci Pasquale Mari

costumi Sandra Cardini

musiche Arturo Annecchino

Produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

 

Maura Sesia