UNA DELLE ULTIME SERE DI CARNOVALE

DI CARLO Goldoni

Napoli – teatro Mercadante stagione 2017/2018

 

È Eduardo De Filippo ad avvertire il pubblico accorso  ad assistere l’ultimo lavoro italiano del grande commediografo veneziano (prima della sua partenza per Parigi) di non essere preoccupati di ascoltare l’opera nell’antico dialetto: dovranno essere gli attori a sforzarsi di far capire al pubblico cosa stia accadendo in palcoscenico. Il regista Beppe Navello scegli di presentare l’opera Goldoniana in Veneziano antico avvertendo il gentile pubblico che a teatro non è indispensabile capire parola per parola le battute del testo, che in questo caso è antico di tre secoli e ha risonanze arcaiche. Avvertimento riuscito solo in parte sia perché fu lo stesso Navello che nei decenni scorsi italianizzò molti testi napoletani alla conquista del più vasto pubblico nordico, sia perché il dialetto veneziano di trecento anni fa (per quanto brava e preparata fosse la compagnia) comunque non rendeva completamente fruibile l’opera della quale sarebbe stato interessante esplorare la miriade di dialoghi intercorsi tra i numerosi attori impiegati.

In altri termini l’italianizzazione del testo non avrebbe affatto nuociuto alla filologia ed al pensiero di Goldoni

 

Lo spettacolo è ambientato nella casa dell’onesto tessitore Zamaria, farcito di scene volutamente “minimaliste” di Luigi Perego, quasi del tutto prive di arredi (a parte un lungo tavolo e le inevitabili sedie) ma provvista di sipari e di quinte in forma di preziosi tessuti. In questo allegorico e “liofilizzato” sboccia una vicenda assai tenue nel suo sviluppo drammaturgico, ma feconda di eventi che le si parrano a lato quasi come i gorghi provocati da una nave che li provoca nel suo incedere a mare: la partenza del protagonista Anzoletto alla volta di Moscova e le tensioni amorose che tale evento provoca in seno alle protagoniste d sesso femminile. Goldoni scrisse “Una delle ultime sere di Carnovale” proprio alla volta della sua partenza per parigi, ove chiaramente sperava di trapiantarvi quella riforma che era fallita a Venezia e di tornare in patria da vincitore.

 

Il regista con ogni probabilità è stato attratto dal concetto di “emigrazione per riuscire”. E non è revocabile in dubbio il paragone ai giorni nostri, con un’emigrazione giovanile e intellettuale giunta a livelli disastrosi. Nel personaggio di Anzoletto, disegnatore di stoffe in procinto di lasciare Venezia e di andarsene a lavorare in Moscovia, si ravisano in modo allegorico ed autobiografico sia la figura di Goldoni che le ombre dei nostri ragazzi che, a differenza del personaggio teatrale, non vanno via allettati da un un lucroso contratto.

 

Questo lo sfondo di questa commedia concepita come una danza a minuetto: superficie allegra e caratterizzata da figurine splendidamente ideate. Ci sono tre coppie fatte e tre da fare, c’è l’atmosfera di festa un po’ svaporata tipica del Carnevale, c’è l’amore in tutte le accezioni, compreso quello abbastanza burrascoso tra Anzoletto e Domenica, la figlia del padrone di casa.

 

Tra chiacchiere, danze, giochi a carte e cena il clima è destinato ad offuscarsi (ma solo apparentemente e temporaneamente): Anzoletto andrà in Moscovia, l’anziana Madame Gatteau, ricamatrice francese, pretende di partire con lui scatenando le gelosie ed il ridicolo con le altre ben più giovani donne rose da gelosia e creatrici di complicità e strategie; ma la comica maretta che ne deriva è destinata a placarsi con le nozze dei due giovani e di Zamaria con Madame.

 

Ciascun personaggio nella commedia ha un suo spazio, ciascun interprete la propria occasione: i singoli si sciolgono in una divertita e simmetrica coralità, ma da questa emergono perciò le caratteristiche dei singoli, le manie, le debolezze, le esorbitanze: l’incredibile ed intramontabile modernità di Goldoni.

 

Gli attori fanno parte della Fondazione Teatro Piemonte Europa e recitano con garbo e bravura senza pari scatenando applausi ed ovazioni tra il pubblico. Si tratta di Antonio Sarasso alias Zamaria, Maria Alberta Navello (Domenica), Alberto Onofrietti (Anzoletto), Eleni Molos (Elenetta), Erika Urban (Polonia). Ci sono poi Diego Casalis, Daria-Pascal Attolini, Andrea Romero, Marcella Favilla, Matteo Romoli, Alessandro Meringolo e Giuseppe Nitti. Magnifica Geneviève Rey-Penchenat, nel personaggio di Madame Gatteau irresistibile, stralunata, grottesca civetteria.

 

Pietro Puca