A grande richiesta, il 25 e il 26 novembre, dopo il successo della scorsa stagione, è tornato in scena al teatro TRAM “Bukowski”, diretto e interpretato da Roberto Galano. Uno spettacolo scritto da Daryoush Francesco Nikzad, con musiche originali di Antonio Catapano, prodotto da Teatro dei Limoni, che nel 2013 ha vinto il premio per “miglior testo” al Festival Voci dell’Anima e il premio dei Giovani all’edizione 2016 del DO IT Festival. Il Bukowski di Galano non è una rilettura dell’opera del poeta né un collage dei suoi scritti. Si tratta di un testo inedito che immagina uno dei personaggi più trasgressivi e prolifici della letteratura del ventesimo secolo, alle prese con i suoi demoni, le sue dipendenze, le sue fragilità, durante una notte speciale, un’immaginaria notte di totale sobrietà, che forse ha vissuto, forse no, ma che sicuramente non ha mai raccontato a nessuno. Si tratta di un monologo teso tra amarezza, cinismo, ironia, disincanto, scherno e introspezione che va alla ricerca della realtà individuale dell’artista, quasi per raccontare o cercare di accennare alla persona nascosta dall’immagine di sregolatezza, di anticonformismo e follia che il tempo, e l’opinione letteraria comune, gli hanno cucito addosso. Non si tratta di un incontro con la leggenda della narrativa statunitense, quella fatta di miti e aneddoti che critiche e rotocalchi hanno contribuito a ricamare intorno alla sua figura. Ad accogliere lo spettatore c’è Hank, un personaggio meno noto, sconosciuto ai più. Hank non è il celebre e iconoclasta scrittore, non è il poeta, non è l’immigrato, non è il dissoluto e sboccato alter ego letterario del romanziere, non è il mito. Hank è l’uomo, che tiene insieme tutti questi volti, ma che è oscurato da sè stesso e dall’alcool, da quello che è diventato, da quello che ha scelto di mostrare agli altri, da quello che gli altri preferiscono vedere in lui. Hank è l’uomo complesso che ama le cose semplici; che ha un amore viscerale e sviscerato per poche persone ma disprezzo totale per il resto dell’umanità.
Determinante il contributo delle voci fuori campo di Leonardo Losavio, Francesca De Sandoli, Letizia Amoreo, Maria Chiara Giannetta e l’apporto degli elementi scenici di Michele Ciuffreda, D.F. Nikzad e Vito Scudo che al TRAM trovano una loro naturale collocazione. L’assenza di un sipario fa sì che lo spettatore si ritrovi inaspettatamente catapultato nell’ingresso del caotico appartamento californiano dello scrittore. Padroneggia perfettamente questa scena, Galano. Carismatico protagonista e straordinario interprete di un personaggio tra mito e realtà. Una performance che tratteggia una caratterizzazione del personaggio quasi cinematografica, più che teatrale. Con stile provocatorio, toni aspri e ironici, un notevole controllo vocale ed interpretativo, Galano è capace di “vomitare” addosso allo spettatore tutto il suo mondo interiore, anche grazie all’efficace interazione con gli elementi scenici e le luci spot sospese, utilizzate sapientemente dall’attore-regista per valorizzare ed evidenziare la potenza espressiva del suo volto. Ne viene fuori una narrazione emozionante e avvincente, che coinvolge, sorprende e commuove lo spettatore.

Michele Amordeluso