Al Metastasio di Prato un allestimento elegante e rigoroso, ma che non riesce ad attualizzare le potenzialità della commedia.

L’allestimento de “I Rusteghi” di Carlo Goldoni proposto dal Teatro Metastasio di Prato nella stagione 2015/2016 è semplice e rigoroso, ma nel contempo elegante nelle sue scelte registiche, con un interessante equilibrio tra tradizione e innovazione. Giuseppe Emiliani ha dimostrato fedeltà al testo, di cui ha mantenuto la patina linguistica in dialetto veneziano non alieno da vezzi e rusticismi, e all’ambientazione, chiaramente ispirata alla cosiddetta scena-quadro: un interno borghese abitato da personaggi colti nell’atto di relazionarsi e vivere. Se si confronta la fotografia dello spettacolo con le vignette delle edizioni settecentesche delle opere di Goldoni o con i dipinti di Pietro Longhi sono molti gli elementi in comune. Penso alla cornice roccocò per le luci, o ancora alla decorazione delle porte. Ma l’impianto scenografico, ideato da Federico Cautero, si anima grazie a binari scorrevoli che creano nuovi e moderni spazi funzionali alla drammaturgia. Intanto, sullo sfondo, si intravede in controluce la laguna veneta. Anche i costumi di Stefano Nicolao – ispirati alle fogge e ai colori della pittura del tempo – e le pose e la recitazione degli attori ­– che ben restituiscono le nevrosi dei personaggi – contribuiscono a ricreare il clima della Venezia del 1760.

Rusteghi2É questo, infatti, l’anno in cui Goldoni compone “I Rusteghi” in cui viene messo sotto accusa l’immobilismo di una società arroccata sulle proprie posizioni patriarcali. Una commedia amara, che dietro a un clima apparentemente votato alla giocosa spensieratezza del tempo di Carnevale, rivela una profonda delusione umana. Tra i temi ‘caldi’ anche la difesa del ruolo della donna affidata all’unico personaggio positivo dell’intera pièce: la siora Felice. Solo apparentemente assimilabile a quelle ‘donne di garbo’ che abitano la drammaturgia goldoniana, ha il difficile compito di ribaltare la situazione e di proporre al tempo stesso un nuovo codice di vita che, con estrema attualità, reclama il rispetto per la dignità femminile, mortifica la violenza dei rusteghi maschili e nel contempo rivendica una maggiore parità dei sessi e, soprattutto, autonomia di comportamento. Temi di impressionante modernità che, come ogni grande classico sa fare, offrono un interessante spunto per riflettere sull’oggi. Ma lo spettacolo di Emiliani, pur cogliendo alcuni degli aspetti de “I Rusteghi”, come l’incredibile energia verbale o i sottili giochi metateatrali, resta troppo legato alla tradizione e non riesce a legarla al presente.

Prato – Teatro Metastasio, 3 marzo 2016

Lorena Vallieri

I RUSTEGHIdi Carlo Goldoni

Regia: Giuseppe Emiliani; scenografia: Federico Cautero; costumi: Stefano Nicolao; disegno luci: Enrico Berardi; musiche: Massimiliano Forza; arrangiamenti: Fabio Valdemarin. Produzione: Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale.

Interpreti: Alessandro Albertin, Alberto Fasoli, Piergiorgio Fasolo, Stefania Felicioli, Cecilia La Monaca, Michele Maccagno, Maria Grazia Mandruzzato, Margherita Mannino, Giancarlo Previati, Francesco Wolf.