La matura consapevolezza concettuale e artistica di un attore affermato, il ritorno alla semplicità e alla purezza di amori e fatti giovanili.

Gabriele Lavia inaugura la stagione 2017-2018 del Teatro della Pergola di Firenze: in prima nazionale, va in scena “I ragazzi che si amano”, prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana. È un omaggio al poeta francese Jacques Prévert, all’amore e alla giovinezza; un solo atto, un solo attore e una Parigi come la immaginiamo, autunnale, poetica e teatrale.

Quando il pubblico entra in sala il sipario è aperto; il palco si mostra in una scenografia che sembra lo sfondo di un quadro: il parco, la panchina, i lampioni, le foglie cadute dopo una brezza d’autunno; la casa, l’appendiabiti, la tavola, le sedie. Lavia è l’unico attore di un recital dedicato alla poesia di Prévert che, a partire dagli anni della gioventù a Torino, lo accompagna da sempre. Un pezzo di vita raccontato agli spettatori tramite il verso poetico e la chiacchiera: il performer parla di sè, dei suoi gusti, di quanto rifugga il multimedia, il microfono; non disprezza il cinema ma lo trova diverso dal teatro, il primo è magia, il secondo è poesia.

Una storia va in scena e si cristallizza come le cose importanti, che altrimenti vanno perdute: «i ragazzi che si amano» o la nostalgia dell’amore giovanile che sembrava «così violento, così fragile, così tenero e così disperato» e che adesso non è altro che un ricordo etereo e inafferrabile. L’amore della vita, al contrario, è saldo, chiaro, comico e guarda «i ragazzi che si amano» con «rabbia, disprezzo, invidia, riso», ma i protagonisti di questo amore maturo sono stati un tempo «i ragazzi che si amano», ignari dei passanti perchè «i ragazzi che si amano non ci sono per nessuno». Si tratta di un’ammonizione a chi, come i passanti, non comprende la dolcezza e la verità dell’amore di Prévert: il pubblico è invitato a ricordare e ricercare la bellezza e la semplicità degli antichi sentimenti, a contrapporsi agli amori nascosti, proibiti e a favorire la libertà e la purezza di baci e carezze.

È anche una lezione di etimologia, di italiano, di greco e di latino per liceali, di letteratura, di arte e di musica per attempati professori, di amore per i più romantici.

Ed è anche una lezione di vita che un Lavia con alle spalle una brillante, matura e lunga carriera vuole dare ai suoi spettatori, tornando alle cose semplici ma non senza citazioni e riferimenti saggi alla storia dell’arte, della musica e della cultura in generale. Se molti lo seguono alla lettera, altri lo osservano in modo discontinuo, come discontinuo è lo stile dello spettacolo che vuole emulare il temperamento giovanile, così lunatico e contraddittorio. Da narcisista, si riflette negli occhi adoranti degli astanti, con cui dialoga ma da cui poi si distacca chiudendosi in monologhi, canti, performances musicali; d’altra parte la sua abilità attoriale è indiscussa e il suo carisma colpisce ancora una volta i fedeli ammiratori.

Al ritmo della bellissima musica di Giordano Corapi, una colonna sonora capace di raccontare da sola, la morale è quella di Prévert: l’amore è la salvezza del mondo, l’amore, anche se complesso e sofferente, è cercato con insistenza e necessità, è il senso della vita. L’amore ci rende tutti uguali, vulnerabili, forti, umani. L’amore racconta la storia del mondo e del teatro; e quale, meglio di quello de La Pergola, il più antico teatro all’italiana del mondo, nei cui palchetti si sono amati i giovani per centinaia di anni, poteva rappresentare la Parigi di Prévert secondo Lavia?

Firenze – TEATRO DELLA PERGOLA, 16 novembre 2017.

Benedetta Colasanti

I RAGAZZI CHE SI AMANO – Regia e interpretazione: Gabriele Lavia; tratto da: Jacques Prévert; musiche: Giordano Corapi; produzione: Fondazione Teatro della Toscana; foto di scena: Filippo Manzini.