C’è tanta musica e tanta fantasia nel piccolo (grande) libro di Pino De Stasio, “Notturni”, edito dagli sforzi riuniti di Palawan e Turisa, editori partenopei, rispettivamente di Mugnano di Napoli ed Acerra. Ma c’è anche la spudorata sincerità di un autore che ha preso una lunghissima rincorsa prima di pubblicare i suoi tre preziosi racconti (parcheggiati per molti anni nel cassetto). Sonda l’animo umano con disarmante lucidità, Pino De Stasio. In quegli abissi trova gli spunti per raccontare le nostre oscurità con un piglio certamente più meditato, ma non per questo meno interessante, rispetto a quello, conosciuto da molti, con cui affronta – da politico – i guasti della nostra società. “Nulla che sia umano mi é estraneo”, ammoniva il berbero Terenzio, prima di lasciarci giovanissimo, e De Stasio si sporca volentieri le mani, senza ombra di giudizio. “Io, Pier Paolo” apre la sequenza, e racconta le ultime palpitanti ore di Pasolini, intellettuale ed artista che ha fortemente segnato la generazione dell’autore, e non solo. “L’idraulico” é un sogno sensuale e vivido, dai fortissimi contenuti evocativi, mentre l’ultimo episodio, “La gazza merlina”, é anche quello più corposo, non solo in termini quantitativi. De Stasio qui sprigiona a briglia sciolta tutto il suo immaginario onirico, lasciando desiderare versioni più estese (un romanzo?) rispetto a questi svelti tocchi sapienti, vere schegge di bella narrativa. Dark si, ma con tanti squarci di vivida luce.

Antonio Mocciola