Risate matte e intelligenti per una bella serata in compagnia del teatro dialettale lombardo.

Finalmente anche a Firenze “La finestra sui cortili”, il nuovo spettacolo della compagnia I Legnanesi, andato in scena al Teatro Verdi il 15 e il 16 novembre. Due ore e mezzo di intrattenimento in dialetto lombardo, un po’ alleggerito per la tournée fuori regione, coinvolgono e fanno ridere a crepapelle. La scena è quella evocata dal titolo, un cortile lombardo in cui ci si parla dalle finestre – con gli immancabili panni appesi ad asciugare – ci si ritrova a tutte le ore a discutere del più e del meno, scambiarsi pettegolezzi, litigare, fare pace e – cosa assai più importante! – gestire la vita di tutti. Perché in questi luoghi lontani anni luce dalla velocità del mondo globalizzato e individualista di oggi se uno faceva qualcosa tutti gli altri dovevano necessariamente saperlo: «il tuo vicino era talmente vicino che viveva con te».

10805414_786917841379262_1563440102_nNel cortile vive la famiglia Colombo: ‘la’ Teresa (Antonio Provasio), ‘il’ Giovanni (Luigi Campisi) e la loro figlia, ‘la’ Mabilia (Enrico Dalceri), contornati da una serie di vicini bizzarri quanto loro. Il furto della porta del gabinetto del cortile – il bagno era unico e condiviso – è il motore dell’azione del primo atto che innesca una serie di siparietti a catena in cui si mette in mostra una risma di personaggi – tutti interpretati da attori bravissimi – che ripropongono i prototipi delle ‘sciure’ milanesi (rigorosamente en travesti) e dei loro mariti sottomessi: «Finché sei in vita te, comando io!», dice Teresa a Giovanni. Le divertentissime vicissitudini continuano nel secondo atto e muovono dal fatto che la famiglia Colombo ha acquistato un’edicola (perché «il Giu’a’ cinquant’anni fa ha fatto domanda per la licenza e ora che tutti leggono i giornali sul computer gliel’hanno data!») e che la Mabilia troppo ingrassata si è messa a dieta. Davanti all’edicola, come è ovvio, ne succedono di tutti i colori.

Più volte si ha la sensazione di trovarsi di fronte a momenti improvvisati, nella più alta tradizione del teatro dialettale e comico e una delle battute meglio riuscite viene smascherata subito: la Teresa dice al marito: «vedi Giovanni tu volevi un maschio, io una femmina, lei [la Mabilia] ci ha accontentato tutti e due!». Il pubblico esplode in una risata assordante e Dalceri-Mabilia, ridendo insieme agli altri attori, esclama al pubblico: «Questa non c’era nel copione». Uno show comico, da varietà, ma quelli con la C e la V maiuscole. La compagnia dei Legnanesi, infatti, ha una storia lunga più di 60 anni (è nata nel 1949), il ‘baule’  è stato tramandato di generazione in generazione e ogni nuovo membro prima di diventare tale si è formato per anni lavorando con l’attore che interpretava il suo stesso ruolo, proprio come si usa fin dal Cinquecento.

10814243_786917444712635_1280078573_nLa struttura dello spettacolo è quello della rivista italiana, in cui non manca nemmeno la soubrette: Mabilia nel primo intermezzo musicale scende una grande scalinata sulle note di “That’s Amore” a mo’ di wandissima in un improbabile abito da can-can verde-bianco-rosso. Accompagnata dalle sue comari e dai Boys, tutti vestiti degli stessi colori, si esibisce nella sfrenata danza della bell’epoque. Contornano la scena il Giu’a’ in abiti da corazziere e la Teresa vestita da Italia. Molto bravi i giovanissimi Boys sia nel canto che nel ballo, specialmente nel travolgente finale in cui cantando introducono tutti gli attori che smessi i panni dei personaggi scendono in frac per fare la loro passerella. Così gli attori di rivista ringraziano e salutano il pubblico che li ha omaggiati di tanti applausi e risate schiette.

Un bello spettacolo “La finestra sui cortili” perché ha il potere attraverso il riso e la leggerezza di una serata spensierata di presentarci un’Italia che non c’è più, ma che andrebbe recuperata. Ci fa sentire un po’ la nostalgia di quando una volta il teatro e la televisione erano più signorili e venivano trattati con maggiore rispetto, perché erano lo specchio della società. Ma lo erano per davvero. Da lì si dovrebbe ripartire per dare unità alla nostra bella nazione, che vanta un patrimonio culturale di immenso valore: «partiamo dalle radici – dice la Teresa al pubblico – non perdiamo le radici, il dialetto. Un popolo che perde le sue radici, il vento se lo porta via». Chapeau!

Firenze – TEATRO VERDI, 15 novembre 2014

Diego Passera

LA FINESTRA SUI CORTILI. Uno spettacolo di: Felice Musazzi e Antonio Provasio; Regia: Antonio Provasio; Musiche: Arnaldo Ciato e Anrico Dalceri; Coreografie: Sofia Fusco; Direttore artistico: Sandra Musazzi; Direttore di produzione: Enrico Barlocco.

Interpreti: Antonio Provasio (La Teresa); Enrico Dalceri (La Mabilia); Luigi Campisi (Il Giovanni); Valerio Rondena (La Chetta); Maurizio Albè (La Carmela); Alberto Destrieri (La Pinetta); Danilo Parini (Il finanziere); Giovanni Mercuri (La Mistica); Giordano Fenocchio (Il finanziere); Mauro Quercia (La Fiorella); Franco Cattaneo (Il poliziotto); Massimo Vaccari (La Duina); Filippo Candeo, Giorgio Barazzuti, Antonio Bile, Giovanni Chiarenza, Marco Sala, Francesco Massa, Alessio Ducatelli, Andrea Quintiliani, Michele Sbarra, Davide Sbarra, Andrea Rossi (I boys).