11292722_10207018650372767_1484970957_nROMA Dopo una gustosa anteprima all’ombra del Colosseo, presso l’Oppio Cafè, ha trovato ospitalità dal 12 giugno, in versione uncensored, presso il Company Club di Roma la collettiva fotografica “Hairy!”, evento principe della Bear Week, rassegna dedicata alla tipologia di uomo “bear” parallela agli eventi legati al Gay Pride capitolino. Sei gli artisti che hanno esposto le proprie opere, tutte in bianco e nero e dedicate a ciccia e pelo: ogni fotografo ha preparato tre scatti che hanno il compito di rappresentare in mostra, fino al 19 giugno, le sfaccettature delle varie sottocategoria ursine.Giacinto Mozzetta mette in luce la fisicità più scolpita e d’impatto grazie all’utilizzo di modelli dalla bellezza scultorea, tra sguardi accattivanti un po’ anni ’50 coniugati con una modernità ben marcata rappresentata dai tatuaggi.11121042_10207018650332766_401650017_n Gianorso e Paneros hanno invece deciso di sguazzare nella più diffusa e comune tipologia ursina per eccellenza, in cui chili di troppo e superfici di epidermide pelosa non pongono limiti all’esposizione anche spregiudicata di nudi integrali: modelli della porta accanto si sono prestati per un excursus tra i più massicci esemplari di orso. Danilo Turbolento alterna invece visi barbuti dall’espressione dolce alla peccaminosità di un corpo nudo, con tanto di strizzata d’occhio a copertine di dischi rock vintage grazie al deja vu di un vedo/non vedo. Syder Ros definisce la tematica scelta con spregiudicatezza, grazie ad una celebrazione del lato B maschile, lasciando però spazio ad una dolcissima foto che mette a confronto un tenero “cub”con un enorme orsetto di peluche: un probabile passaggio dalla fanciullezza, in cui dolci e balocchi la facevano da padrone, ad un’età più adulta in cui i desideri si trasformano, senza però abbandonare troppo le tipologie di divertimento avute da bambini.11355647_10207018650292765_2063825834_n Molto interessante il trittico presentato da Sergio De Pierro: l’artista pugliese ha utilizzato due soli modelli per due foto in esclusiva ed una terza in cui li associa, mettendo fortemente in evidenza proprio il pelo, che sia corporeo o di una barba molto folta, rispettando in modo magistrale il tema a cui la mostra è dedicata. Se il gay pride vuol essere principalmente un’occasione in cui richiedere diritti negati, può  anche essere un modo per offrire una forma culturale alternativa e permettere di conoscere tipologie e stereotipi del mondo omosessuale attraverso l’occhio artistico di abili fotografi.

 

Gaetano Cutri