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E’ al suo primo romanzo, Giulia Narciso, e “Yes, She Cannes” (Betelgeuse editore) conferma che, se il buongiorno si vede dal mattino, di questa giovane donna stabiese, che da anni vive in Francia, ne sentiremo parlare….

Giulia, hai appena pubblicato il tuo primo romanzo all’età di 35 anni; la tua passione per la scrittura è recente oppure scrivere un libro è sempre stato il tuo sogno nel cassetto?

Ho desiderato essere una scrittrice dal primo momento in cui ho imparato a leggere e a scrivere. Le passioni nascono all’improvviso ed alcune di esse non si spengono mai. Io mi sente realmente felice solo quando scrivo. YES SHE CANNES non è il primo romanzo che ho ideato, è soltanto il primo che ha suscitato l’interesse dei professionisti dell’editoria.

Quanto c’è di autobiografico nel tuo romanzo? Ti sei ispirata ad un personaggio reale?

Di elementi autobiografici ce ne sono molti, il fatto che la protagonista sia italiana, che viva a Cannes, che abbia una figlia di nome Luna (la mia si chiama Stella…). Penso che ci sia un po’ di me in ogni personaggio anche se forse mi rispecchio di più nella contessa dall’aspetto duro e dal cuore tenero.

La protagonista del romanzo, Manuela Mattei, mi è stata ispirata da una mia amica. È una ragazza italiana che vive sulla Costa Azzurra e che si innammora sempre di uomini belli e impossibili. Un giorno, osservandola conversare goffamente con un uomo molto elegante di cui si era invaghita, mi misi a fantasticare sulla loro ipotetica romance. Per uno scrittore nulla è mai perso, un dettaglio insignificante della vita di tutti i giorni può ispirargli un romanzo intero

Ci hai parlato di tua figlia; la piccola Luna del romanzo le assomiglia molto?

Luna è un’adorabile bimba di cinque anni sagace e impertinente. Mia figlia è stata una preziosa fonte di ispirazione; ci sono cose che non si possono inventare come ad esempio la perlina che la bimba si infilerà nel naso o come alcune espressioni che i bambini utilizzano tra di loro. Nel romanzo ad un certo puno Luna, ai giardini con sua madre, chiede il permesso di andare a giocare “nella foresta”. In realtà la foresta non è altro che un minuscolo insieme di cespugli. È una trovata di mia figlia.

Cosa ti piace leggere? Hai degli autori di riferimento?

Mi piacciono i romanzi, che siano essi di avventura o d’amore, poco importa. Mi piace poter evadere con la mente e viaggiare in luoghi in cui non sono mai stata. Ho una predilezione per gli autori che mi fanno ridere, confesso di aver letto almeno tre volte il diario di Bridget Jones che mi ha sicuramente influenzata. Ho un debole anche per Carlos Ruiz Zafón di cui ammiro l’incredibile talento descrittivo. Tra gli italiani amo profondamente la sensibilità di Massimo Gramellini.

A quale tipo di lettore pensi che possa piacere il tuo romanzo?

Quando scrissi il libro, più di un anno fa, credevo che il tema e le problematiche trattate sarebbero piaciute di più ad un pubblico femminile. In realtà gli uomini che lo hanno letto, non solo lo hanno apprezzato ma alcuni mi hanno addirittura ringraziata per aver svelato loro certi misteri sulla complessa personalità delle donne.

Nel romanzo, uno dei personaggi principali, è una coach di seduzione che insegna alla protagonista l’arte di conquistare un uomo. Quanto sei esperta tu in questo campo?

Quanto ogni donna direi. Gli uomini non sono difficili da conquistare e le donne, con la loro innata malizia, lo sanno perfettamente. La parte più dura consiste nel mantenere viva la fiamma. Nel libro si parla proprio di questo.

Tu vivi in Francia da quattordici anni. Com’è il tuo rapporto con l’Italia? Ti manca? Cosa c’è di italiano in te e cosa c’è invece di francese?

Il mio Paese mi manca ma fortunatamente vivo a pochi chilometri dalla frontiera italiana. Mi reco spesso in Liguria e ogni anno trascorro le vacanze estive in Toscana dove i miei si sono trasferiti. Mi mancano tanti piccoli dettagli che fanno l’Italia e gli italiani: la generosità, l’allegria, la possibilità di darsi subito del tu, la diversità degli accenti da una regione all’altra… Mi sento italiana per il modo di pensare, per il modo di essere moglie, di essere mamma. Anni fa, mi proposero di avere la doppia nazionalità, italiana e francese. Sarebbe stato per me più semplice ma rifiutai. Sono italiana al cento per cento e nonostante tutti i problemi del nostro Paese, ne sono molto fiera.

Secondo te è possibile oggi vivere del proprio talento?

Dipende dal talento! Per quanto riguarda la scrittura, in pochi riescono a farne un vero e proprio mestiere. È più facile guadagnare vendendo l’ultimo modello di telefono cellulare che proponendo romanzi o poesie. Ma come dicevo all’inizio dell’intervista, le passioni nascono da sole e a volte rimangono per tutta la vita. So bene che la strada della scrittura è tortuosa e che difficilmente conduce ad un reddito degno di essere chiamato tale ma il reddito non è lo scopo di questo mio cammino, il mio scopo è il viaggio in sé stesso.