Arrivato a metà percorso, il Giffoni Film Festival attendeva quest’oggi il suo ospite più importante, la “ciliegina sulla torta” ad un programma già ricchissimo di star: Richard Gere.

Il grande attore, una volta arrivato, tra le urla festanti delle numerose madri in veste di fans, si è subito concesso a fotografi e giornalisti, salutandoli uno ad uno e mostrando la massima disponibilità e modestia.
La Cittadella, al suo arrivo, si riempie di fans, curiosi, bambini e ragazze, colmando ogni singolo spazio libero: tutti accalcati, tutti in attesa del suo Blue Carpet. Quando finalmente arriva, pronto a dedicarsi ai suoi fans, si propaga un urlo liberatorio di oltre 1000 persone, le quali stavano aspettando quel momento addirittura dalle 7 del mattino. L’attore 65enne percorre con tutta la solennità che lo caratterizza un Blue Carpet che oggi brilla di luce propria e che continuerà a brillare anche dopo l’entrata di Richard Gere all’interno della sala per la conferenza con i Giurati.
“Buongiorno Ragazzi”: esordisce in questo modo l’attore americano dopo essersi accomodato e aver ammirato l’imponente presenza di ragazzi pronti a porgli delle domande.
“Sono molto molto contento di essere qui a Giffoni, sono onorato di essere ospite di un festival in cui si realizza una cosa importantissima: mettere in relazione tra loro ragazzi di tutto il mondo, un elemento che avrà in futuro un impatto positivo per l’intero pianeta”.
Successivamente i ragazzi si soffermano sui criteri di scelta dei film a cui partecipa: “Non ho mai scelto una parte che conteneva una motivazione che non fosse per me importante. Ma ho fatto anche scelte sbagliate”.
Il divo però non dimentica i suoi inizi: “Ero all’università, iscritto alla facoltà di filosofia, ma contemporaneamente ero coinvolto in attività teatrali. Volevo fare qualcosa di concreto e, quando me ne fu data la possibilità, partecipai ad un provino e da li è iniziato tutto”.
La fama che gli proviene dal mondo del cinema, lo responsabilizza perché: “Quando arriva la fama, la gente inizia ad ascoltarti, per cui incominci ad avvertire un senso di responsabilità per ciò che dici. Questo senso di responsabilità non ti lascia mai e deve dare un senso a tutte le nostre giornate”.
Per ciò che concerne strettamente il mestiere di attore – Richard ritiene che: “Tutto ciò che ho imparato nella mia vita (ballare, cantare, ma anche la filosofia, l’arte, ecc), l’ho messo all’interno delle mie prove attoriali. Per me l’attore deve essere una spugna: deve recepire tutto dall’esterno e restituirlo – attraverso il filtro del senso della responsabilità – al pubblico”.
A chi gli chiede consigli su come iniziare oggi, lui risponde: “Impegnatevi, impegnatevi, impegnatevi, per imparare a far bene una cosa ci vogliono almeno diecimila ore. E sappiate che è molto difficile, il 99 per cento degli aspiranti attori è disoccupato. Ma se ci credete, se sentite che sia la cosa più importante per voi, allora fatelo!”.

(22/7/2014)

Dario Cerbone