Al Teatro di Cestello in scena le dissociazioni umane per la regia di Paolo Biribò.

Il “Finale di partita” di Paolo Biribò, liberamente ispirato ad uno dei lavori più allusivi di Samuel Beckett, si è giocato giusto sabato 24 marzo al Teatro di Cestello di Firenze, per replicarsi l’8 maggio al Circolo dell’Affratellamento con un’altra gara. Una messinscena particolare, delimitata da una lucente parapettata di latta che fin da subito ha richiamato alla memoria l’atmosfera di un inevitabile epilogo che non ha tardato a trapelare. Dopo l’“Aspettando Godot” dell’anno passato, questo nuovo spettacolo si mostra come il congenito seguito della collaborazione stretta tra Caritas ed EsTeatro, inserito all’interno del Festival della Salute Mentale 2014/2015.

finale9Un progetto sensibile che mira allo scambio reciproco di persone con trasporti e vissuti differenti, come ragazzi ospiti in strutture Caritas di Firenze, attori di professione e operatori socio sanitari, per accrescere una cooperazione solidale tra le diversità. Solo il teatro con il suo potenziale comunicativo poteva fare da giusto tramite per un’equa fusione e un veloce smantellamento dei tabù più disparati. Già da tempo l’Associazione EsTeatro promuovere un dialogo aperto sul concetto di ‘integrazione’ e ‘condivisione’, occupandosi anche di teatro sociale e collaborando con soggetti che operano sul territorio di Firenze quali il “Centro di Salute Mentale” del MOM4 FI, mediante il Sistema Riabilitativo Diurno Busillis e Casa Elios. La scelta di quest’ultimo riadattamento non poteva che ricadere sul celebre testo del drammaturgo irlandese, noto al pubblico per i suoi racconti paradossali condensati dalla straordinaria aspirazione di rivincita, anche se spesso ignorata da una collettività distratta.

finale5La regia originale di Biribò ha ben restituito la realtà delirante e le spesse barriere di chiusura tipiche del pensiero beckettiano, montate attraverso dialoghi beffardi, quasi afasici, ordinati secondo uno stile tragicomico imparziale. La stessa disposizione degli interpreti sul palco richiama perfettamente l’ultimo ritaglio di una partita a scacchi, momento decisivo per gli attori/pedine scaglionati sulla damiera scarna che vede ancora pochissimi cocci in gioco. Tutto sembra essersi fermato alla ricerca di significati sfuggenti che attendono “una manna dal cielo”. Si spera nella mossa decisiva che intrappoli l’avversario nella morsa del ragno per ristabilire l’ordine delle cose, ‹‹un mondo dove tutto stia al suo posto››. Una speranza inseguita anche dai due protagonisti in scena, Hamm e Clov, non vedente il primo e incapace di sedersi il secondo, che portano avanti una convivenza scontrosa, fatta di litigiosi scambi di battute e vicendevole assuefazione. Prendono parte a questo match point irrisolto anche gli anziani genitori di Hamm, Nagg e Nell, ormai rimpiccioliti a busti umani, che sopravvivono capricciosi all’interno di due cassonetti dei rifiuti. Una condizione costipata ed immutabile, soli contro l’indefinito e l’inerzia ad aspettare un futuro che si fa attendere. Uscire illesi da questa partita non sarà per niente facile, come non sarà semplice trovare un fausto finale che consenta di non fare “passi più lunghi della gamba”. E allora meglio giocarla come viene, ‹‹secondo la propria epoca e non parlarne più››.

Firenze – TEATRO DI CESTELLO, 24 aprile 2015.

Mara Marchi

FINALE DI PARTITARegia: Paolo Biribò; Assistente alla regia: Laura Cupisti; Luci: Lorenzo Castagnoli; Scena e Costumi: Antonio Musa; Interpreti: Pierluigi Logli, Roger Yoffoua Kassi, Renzo Marilli, Rossana Conti.