Seduce fin dalla prima apparizione questa ragazza, ma non ha nulla di smaccatamente sensuale. Veste semplice di rosso e nero, passa spesso le mani tra i bei capelli e senza sotterfugi prende e porta il pubblico nella sua deriva, che a ben guardare e ascoltare è meno noir di quanto sembrerebbe. Chi parla e si muove e scrive numeri su una lavagna in fondo, a scandire le fasi del suo narrare, è Effie, la protagonista di questo monologo di un interessante drammaturgo gallese contemporaneo. Incarnata da un’ottima Roberta Caronia, alle prese con i dolori di una sbandata, fragile, ai margini della società, che vive di un sussidio e della carità della nonna. Effie è bella, però beve e si annulla: la sua vita attraversa una fase di vuoto, priva di senso e volontà. Ha una nonna, che c’è, ha due amici, un uomo e una donna, il primo è anche compagno di letto, con la seconda condivide la casa. Effie si sbanda fino a quando incontra un soldato tornato mutilato dall’Afghanistan. Coup de foudre, si innamora, capita che i due giovani trascorrano una notte appassionata, però quello che pareva un sentimento era solo un esperimento. Effie resterebbe sola, se non aspettasse un bimbo. Anche questa vicenda però si ingarbuglierà. Il copione, lineare, ha il pregio di essere pregno di conflitti e svolte. La ragazza non è certo baciata dalla buona sorte, ma si muove nella norma della cronaca, come si evince quotidianamente dai giornali, con le percentuali di disoccupati e di disperati alla soglie della povertà. Effie incappa in qualche bruttura eccessiva, ma la verosimiglianza, purtroppo, è rispettata. E’ originale e coraggiosa la chiusa, con una scelta controcorrente e sono rimarchevoli le figure di contorno, gli amici, la nonna, che insufflano energia e qualche brandello di speranza, con pochi gesti sinceri, un po’ impacciati. Effie è resa con tale convinzione e nerbo che non si esce intristiti, magari arrabbiati, ma in modo salutare. Lo spettacolo è volutamente spoglio, fatto di sole luci e corpo e voce, la regia è rispettosa, l’allestimento è agile, adatto ad auspicabili ramificate tournée.

IFIGENIA IN CARDIFF di Gary Owen traduzione Valentina De Simone con Roberta Caronia regia Valter Malosti produzione Teatro di Dioniso

prima nazionale al Festival delle Colline Torinesi – Torino creazione Contemporanea 16, 17, 18 giugno 2017

Maura Sesia