Una chiacchierata sul teatro, sul barocco e su Shakespeare al Teatro Cantiere Florida

È l’attore Fabrizio Gifuni uno dei protagonisti dell’iniziativa “Dalla parte di chi guarda”, promossa da Murmuris al Teatro Cantiere Florida di Firenze. «Siete proprio fortunati» afferma Gifuni riferendosi al teatro fiorentino, uno spazio vivo che propone spettacoli, sì, ma soprattutto occasioni, incontri e confronti. Tre tappe, dal teatro antico a quello moderno, delle quali Gifuni rappresenta lo step intermedio dedicato al teatro barocco e al gioco dell’Amleto; con lui Luisa Bosi e Laura Croce. Il pregio del progetto risiede non tanto nella pretesa di fornire esatte coordinate storiche e critiche ma nel dialogo, nella volontà di condividere riflessioni e pensieri coinvolgendo un pubblico relativamente formato tra cui figurano anche studenti di scuola superiore.

Che cos’è il barocco? L’incontro si apre con questa domanda rivolta al pubblico. E non c’è una risposta univoca (che del resto sarebbe arbitraria come arbitraria è la ferrea divisione scolastica in generi, in ere, in correnti artistico-letterarie). Certo si possono cogliere spunti da approfondire: rivoluzione scientifica, drammaturgia del meraviglioso, committenza cortigiana e ancora, arrivando a Shakespeare, nascita dei primi teatri inglesi nelle liberties, aree cittadine meno soggette al controllo. Un mondo vastissimo, certamente impossibile da ridurre a due ore di dialogo e dove, con orgoglio, la storia italiana e fiorentina è una colonna portante.

Guardando al teatro in senso lato e magari focalizzandosi sull’umanità a teatro, Fabrizio Gifuni è un esempio da ammirare. Pacato, ben disposto, forte di un controllo che è frutto di anni di studio e di un solido allenamento fisico e mentale, racconta la propria esperienza, fornendo un punto di vista maturo, sensibile alla messa in discussione, al ragionamento, al cambiamento. Conosce il linguaggio del corpo, lo usa senza pensarci troppo; allo stesso modo dà valore alle pause, ai silenzi, come se le sue parole fossero guidate da un ritmo interiore dettato da quello che dice o che prova. Un attore ma anche un uomo che, nel suo profondo, conserva come un tesoro le esperienze che l’hanno portato fino a lì: lui bambino, lui studente, lui debuttante. In particolare rievoca gli esordi in teatro con Castri, l’avventura con Ronconi, gli anni accademici presso la Silvio d’Amico, laddove ha avuto modo di avvicinarsi visceralmente all’Amleto. Non solo. Si racconta come attore cinematografico; come insegnante presso seminari didattici, un lavoro che richiede tante energie e che quindi non può prendere sul serio; rende in immagini i suoi dietro le quinte, alla scoperta dell’edificio teatrale di turno, da conoscere e da vivere. Infine i lontani anni di scuola, tediati da professori senza sentimento che troppo spesso fanno sì che si scopra la bellezza della Divina Commedia soltanto oltre quelle mura.

Un’esperienza costruttiva insomma, quella del contatto umano; e fondamentale in un mondo in cui un intrattenimento sterile tende a prendere il sopravvento sull’emozione. «E lei…» chiede una spettatrice, «tu» interrompe Gifuni, «tu come fai a non avere paura in teatro?». «Concentro le mie attenzioni verso l’altro. E se sono solo in scena non mi annoio, no. Come faccio ad annoiarmi? C’è il pubblico a creare questa cosa insieme a me».

Firenze – TEATRO CANTIERE FLORIDA, 23 gennaio 2020

Benedetta Colasanti

 

PLAYING HAMLET: Fabrizio Gifuni e i gioco dell’Amleto – Di e con Fabrizio Gifuni; con Luisa Bosi e Laura Croce; produzione: Murmuris.