Presentata negli spazi dell’ex chiesa di San Carlo dei Barnabiti l’ultima creazione della coreografa Simona Bucci, ispirata al capolavoro shakespeariano.

_2. Enter Lady Macbeth_Compagnia Simona Bucci ©Gabriele TermineDurante il festival di Fabbrica Europa 2014 è stata presentata in prima nazionale “Enter Lady Macbeth”, ultima produzione della coreografa italiana Simona Bucci. Un lavoro liberamente ispirato a “The Tragedy of Macbeth” di William Shakespeare, da cui vengono ripresi i personaggi di Lady Macbeth e delle streghe. Le figure femminili del celebre dramma inglese offrono lo spunto per un’indagine sulla condizione e la natura umana, anche in rapporto al problema del potere e del suo esercizio, così come viene descritto dalla prima battuta che proprio Lady Macbeth  pronuncia al suo esordio sulla scena: «Temo tuttavia la tua natura: è troppo piena del latte dell’umana bontà per prendere la via più breve. Tu vorresti essere grande, non sei privo di ambizione, ma non vuoi che il male la accompagni. Ciò che desideri ardentemente, lo vorresti santamente. […] Vieni presto, affinché io possa versare il mio coraggio nel tuo orecchio e domare col valore della mia lingua tutto ciò che ti tiene lontano dal cerchio d’oro» (W. Shakespeare, “Macbeth”, I V).

In queste parole si ritrova tutto il senso della coreografia della Bucci, come lei stessa spiega: «il femmineo qui indagato rappresenta il nucleo creatore e distruttore degli eventi stessi, forza che incita, che muta, che stimola, esalta, condanna, arma, in un percorso fatto di promesse, potenzialità, ambizioni, paure, colpe, rimorsi, punizioni e follia, come umano riflusso di coscienza». La donna, principio e fine nell’eterno fluire della vita. Una donna non più vittima di quella presunta debolezza di ‘genere’ che le viene attribuita sin dai tempi di Eva, e che la renderebbe pronta a recepire le lusinghe del male, diventandone vittima. Lady Macbeth e le streghe hanno ora una forza nuova, generatrice di azione; sono donne ambiziose che hanno ‘potere’ e che diventano protagoniste consapevoli dei propri atti. Sono donne fuori dal tempo, ma che posso appartenere a ogni tempo. Sono le streghe dell’Inghilterra elisabettiana, ma potrebbero essere le sacerdotesse dei misteri Eleusini, o le donne tribali delle società matriarcali, tutte detentrici di una profonda sapienza primordiale. E i gesti che si compiono in scena rievocano alla memoria molte delle immagini di quegli universi femminili.

Una sospensione del tempo e dello spazio suggerita anche dall’assenza, nel nostro spettacolo, delle scena e dei costumi; le interpreti sono prive di caratterizzazioni visive, al punto da non ammettere distinzioni tra Lady Macbeth e le streghe. Un rapporto di parità e uguaglianza che si esplicita anche nella coreografia: precisa, puntuale, con una resa del gesto curata sin nei minimi dettagli. Le danzatrici si appropriano fisicamente dello spazio che le circonda, con il quale intrecciano un profondo dialogo fatto di tensioni, di pieni e di vuoti. Grazie a movimenti ampi e leggeri, esse ci introducono nella celebrazione di un rito, quello del risveglio del femminile e della riappropriazione del proprio corpo. E l’abside dell’ex chiesa di San Carlo dei Barnabiti, in cui si è svolta l’esibizione, amplifica suggestivamente questo effetto di sacralità. Difficilmente si sarebbe potuta trovare location più adatta. Ma il merito è anche delle luci di Gabriele Termine, grazie alle quali i corpi in scena diventano eterei, quasi spiriti della terra (come Shakespeare stesso li ha definiti). Ombre che partecipano del mistero che si sta svelando davanti ai nostri occhi.

Nel corso della performance i movimenti diventano progressivamente più secchi, scattosi, ripetitivi; la materialità dei corpi diventa sempre più percepibile e con essa la violenza, in un crescendo che porta all’azione estrema di Lady Macbeth. Raggiunto il culmine della tensione, i gesti non possono che placarsi nuovamente: torna la dimensione onirica, segno del sonnambulismo e del rimorso della coscienza. Lo spettacolo si offre così a una doppia chiave di lettura: se il dramma shakespeariano è restituito a livello psichico, astratto, la fisicità dei corpi reclama il proprio spazio, pretende di essere esibita e indagata nelle sue reazioni. E la Compagnia di Simona Bucci lo fa in maniera eccelsa.

FIRENZE – Ex chiesa di San Carlo dei Barnabiti, 17 maggio 2014

Lorena Vallieri

ENTER LADY MACBETH – Compagnia Simona Bucci. Liberamente ispirato alla tragedia “Macbeth” di William Shakespeare. Coreografia e concezione scenica: Simona Bucci; musiche originali: Paki Zennaro; disegno luci: Gabriele Termine; coproduzione: Festival Danza Estate di Bergamo, Festival Orizzonti di Chiusi; organizzazione: Marika Errigo, Elisabetta Spadaro; promozione: Ilaria Baldo; con il sostegno di: MiBACT, Dip. dello spettacolo dal Vivo; Regione Toscana.
Interpreti: Eleonora Chiocchini, Sara Orselli, Françoise Parlanti, Maru Rivas, Frida Vannini.