SFINGEEGITTO A il Cairo, precisamente nella necropoli di Giza, si erge la Sfinge, il monumento più conosciuto di tutto l’Egitto insieme alle piramidi. Mistica, enigmatica, dall’enorme corpo di leone accovacciato e dal volto umano che la rende la più grande statua monolitica tra le sfingi egizie, da millenni, sorveglia e sovrasta dall’alto dei suoi 20 m il territorio che la circonda. Sottoposta da ben quattro anni ad un’operazione di restauro, incentrata soprattutto sul fianco sinistro, crepato in diversi punti a causa dell’erosione provocata dal tempo e dalle folate di sabbia, importanti interventi sono stati effettuati anche al collo e al torace e sono state sostituite alcune lastre del basamento. L’area sottostante di questa misteriosa e allo stesso tempo affascinante figura mitologica, a breve, verrà aperta al pubblico, anche se non è stata ancora comunicata alcuna data precisa. La decisione di riaprire un importante sito archeologico qual è la Sfinge, nasce soprattutto dall’attuale necessità che ha l’Egitto di doversi riprendere dalla difficile crisi economica che l’ha travolto dopo la sommossa contro Honsi Mubarak e gli scompigli di piazza. Proprio per questo motivo sono stati già disposti i futuri restauri indirizzati alla piramide di Chefren e alla Valle dei re a Luxor. Numerose sono le leggende che ruotano intorno al naso della Sfinge di Giza: la più popolare sostiene che la sua distruzione avvenne per un colpo sparato o da un mamelucco o da un ottomano o da un francese, supposizioni poco affidabili visto che andò perso prima del XV secolo, insieme alla barba stilizzata, simbolo di regalità. Ambigua ed inspiegabile è anche la natura dei tanti passaggi segreti presenti nel suo interno, uno dei quali è un breve varco senza uscita dietro la testa, effettuato nel XIX secolo da John Shae Perring e Howard Vyse durante la ricerca di una camera segreta all’ interno del corpo.

Fabiana Laganà