E’ difficile muovere critiche ad uno spettacolo che porta la firma di Luca Ronconi, “mostro sacro” del teatro italiano. E Danza Macabra, porta la firma di Luca Ronconi.

Altrettanto difficile è muovere critiche ad uno spettacolo in cui recita una grandissima attrice della scena italiana,  come Adriana Asti. E in Danza Macabra il ruolo della protagonista, Alice, è interpretato da Adriana Asti.

Per non parlare del fatto che il misterioso personaggio di Kurt, l’ospite inatteso che squaderna le dinamiche relazionali della coppia di protagonisti, è interpretato  da un attore di verificabile bravura, quale Giovanni Crippa. E anche muovere critiche a Giovanni Crippa è cosa che mai vorremmo fare (o pensare di fare).

Insomma, di fronte a tali impedimenti reali, dovremmo limitarci a parlare di questa edizione di Danza Macabra con un certo doveroso ossequio per la temperatura artistica complessiva dell’operazione che è temperatura d’eccezione e di pregio innegabile. E dovremmo simulare entusiasmo. Un entusiasmo contenuto nella peggiore delle ipotesi. Ma pur sempre entusiasmo.

Ma si può simulare entusiasmo, fosse anche una punta di entusiasmo, di fronte a prove teatrali che destano ondate di noia raramente avvertite prima?

Un allestimento suggestivo e un testo accattivante, possono essere nullificati, senza che si levi alcun segno di riprovazione, da un’interpretazione piatta e stentorea, deprivata di qualsiasi sfumatura esistenziale o emotiva?

Se non conoscessimo lo spessore degli artisti in questione, avremmo pensato di trovarci di fronte ai più vieti attori d’accademia. Una recitazione ingiustificatamente finta e declamata che dopo venti minuti di spettacolo si infila  nelle orecchie degli spettatori come si infila un rumore, cancellando dialoghi e battute.

Su tutti domina, robusta e possente, la voce del protagonista maschile, Giorgio Ferrara, ma anche in questo caso si tratta solo di un’egregia prova di virtuosismo vocale. Dacché al timbro non segue altro che abbia a che fare con la vita.

Insomma, un allestimento macabro, non solo per le atmosfere evocate dal dramma, che recuperano un raffinato e ricercato gusto per le ambientazioni gotico-retrò, alludendo ad un divertente pastiche tra la Famiglia Addams ed Edgar Allan Poe,  ma per l’esiziale azzeramento di qualsiasi picco emotivo e di qualsiasi auspicabile chiaroscuro sentimentale.

 

Claudio Finelli