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Forse non avrebbe immaginato che “Dal ciclo della vita” sarebbe uscito dopo la sua morte, Manlio Sgalambro. Concepito per uscire in occasione del suo novantesimo compleanno, il poema del filosofo di Lentini viene invece pubblicato postumo da Il Girasole Edizioni, con la consueta elegantissima confezione. Sgalambro aveva consegnato il materiale al poeta-editore Angelo Scandurra tre giorni prima di morire, come se presagisse l’arrivo della fine. Fine che, nei suoi scritti e nelle canzoni affidate a Franco Battiato, aveva più volte accarezzato, a volte con ironia, altre con cinismo, altre ancora con atea razionalità.

sgalambro

Manlio Sgalambro

“Dal ciclo della vita” è profondamente sgalambriano, nel profumo di pensiero solitario che emana. Immagini precise, nette, disturbanti (“Calori umidi, appiccicosi, si incolla addosso sudore di birra. E l’estasi? Sborrare in una puttana di quindici anni?”) ma anche impennate di nostalgica tenerezza (“Sdraiato sotto un faggio attendo che si spengano le stelle una ad una come i fanali a gas di una viuzza di Alessandria, una volta”). Era così, uno dei più grandi pensatori a cavallo di XX e XXI secolo. Gloria siciliana di un’isola pur zeppa di monumenti umani troppo spesso dimenticati. Piccole oasi di resistenza, come Il Girasole Edizioni, ne assicurano la memoria, con pubblicazioni di stile e di pregio come questa (iniziativa anti-economica, da intendere come vero atto d’amore), con le preziose e rare litografie di Franco Battiato, allegate ai prime 89 esemplari. 89, come gli anni in cui Manlio Sgalambro si è fermato su questa terra, irradiandola con la luce del proprio genio intellettuale. Le sue ultime parole, alla fine del libro, sembrano un epitaffio: “Non c’è bisogno d’altro. Fermiamoci qui”. Ci mancherà, eccome se ci mancherà.

Antonio Mocciola