pino-danieleNapoli, 6 gennaio 2015. Ore 19:30. Una bambina siede sulle spalle di suo padre, in mano ha una candela. Davanti a loro decine di migliaia di persone che non hanno mai visto prima. Molti si tengono la mano, tanti altri cantano, con le lacrime agli occhi. In molti cercano di capire cosa stia succedendo. Non è la prima volta che vedono Piazza del Plebiscito stracolma di persone, ma stavolta è diverso, è come se, stranamente, si conoscessero tutti da una vita. La sensazione è quella.

Silenzio per qualche secondo. Poi il suo nome, gridato a piedi polmoni da più di quarantamila persone: “Pino, Pino, Pino”. Come se, da un momento all’altro, qualcuno avesse riferito alla Piazza della scomparsa di un amico. Come se, proprio in quell’istante, la città intera avesse intimamente realizzato, la scomparsa di un amico.

In effetti è stato proprio così. Pino Daniele, per tutti, è stato un amico, un padre, oltre che un grande artista. Pino Daniele, per la città di Napoli, è stato un simbolo, e di certo non basterà la sua improvvisa dipartita a farlo dimenticare a queste persone.

In sottofondo la sua musica. Quella di sempre. Quella che, nonostante le mode, resta immortale nei cuori e nella mente di chi ha ascoltato una sua canzone, anche una sola volta. Tutto organizzato, via social, nel giro di qualche ora, in risposta alla decisione della famiglia dell’autore partenopeo di celebrare i funerali lontano dalla sua città. La città che lo ha sempre amato.

pino-daniele3La città che anche oggi, a tre giorni dalla sua scomparsa, parteciperà in massa alla seconda funzione che si svolgerà alla Basilica Reale San Francesco di Paola, sempre a Piazza del Plebiscito. La Piazza che, nel lontano 1981, ospitò duecentomila spettatori per il concerto di un figlio della sua terra. Il figlio della sua terra, che non smette di ricordarlo.

L‘unico P.D. che è riuscito a dare una voce a questa città, a questo paese e al cuore di milioni di persone che grazie a lui hanno vissuto momenti indimenticabili, e che ora non smettono di cantare.

E allora resta, resta con me.

Luigi Di Razza