C’è un fenomeno nato in Giappone ma esistente in tutto il mondo, una consuetudine per molte persone stanche di una società a cui non sentono di appartenere e privi di qualunque stimolo nell’essere cittadini del mondo: li chiamano “hikikomori” che letteralmente vuol dire “isolarsi” ed è la definizione di quelle persone che si rinchiudono volutamente in casa o addirittura in una determinata stanza senza uscire, senza avere il minimo contatto col mondo esterno. Fosco è un ragazzo romano ed è un hikikomori, da due anni non esce dalla sua stanza e l’unica comunicazione che ha con l’esterno è il passaggio di acqua e cibo che i genitori gli offrono da una feritoia che ha realizzato da solo alla porta della sua stanza. Fosco è il protagonista di “Cartoline da casa mia”, duro testo di Antonio Mocciola, portato in scena da un bravissimo Bruno Petrosino per la regia di Marco Prato presso il Theatre De Poche di Napoli, per la produzione di Alessandro Vitiello Home Gallery. Durante il breve ma intenso spettacolo, il protagonista racconta cosa faccia rinchiuso nella sua stanza, della libertà che, per assurdo, dice di assaporare in ogni minuto di reclusione ma ricorda anche alcuni aneddoti di vita che probabilmente hanno influito sulla sua scelta, fornendo anche una visione chiara dei componenti della sua famiglia. Molti sono i temi affrontati nel testo, dal bullismo alla depressione passando per il confronto con gli altri e il forte senso di inadeguatezza che caratterizza molti momenti dell’esistenza umana. Bruno Petrosino, unico attore in scena, appare nudo, nel fisico e nello spirito, mostrando un personaggio fragile e molto difficile da interpretare: se la nudità può destabilizzare e distrarre nei primi minuti, immediatamente l’attore riesce a rendere del tutto naturale questa scelta teatrale, incastonandola nel suo personaggio che passa con disinvoltura dalla tenera follia da recluso alla fragilità del ragazzino in balia degli eventi. Il testo di Mocciola affronta degli argomenti molto forti, tessendo una tela di personaggi raccontati dalla voce dell’attore e di disagio palpabile, mentre la regia di Marco Prato riesce a proiettare bene ricordi e realtà con un solo attore in scena e senza il minimo uso di scenografia. “Cartoline da casa mia” è un pugno nello stomaco che svela nel suo finale un colpo di scena inaspettato, impreziosendo ulteriormente uno spettacolo forte sotto tutti i punti di vista.

Gaetano Cutri