Fino al 30 aprile 2016 alla Galleria dell’Accademia la mostra monografica su un poco conosciuto pittore del Cinquecento fiorentino.

FIRENZE. «Carlo Portelli, pittore di un solo capolavoro ma quale capolavoro! Certe volte sono andato all’Accademia solo per rivederlo». Con queste parole Antonio Paolucci, a lungo soprintendente per il Polo museale fiorentino, esprimeva nel 2003 il fascino esercitato su di lui dall’imponente tavola dell’“Immacolata concezione” dipinta da Carlo Portelli da Loro Ciuffena nel 1566 per la fiorentina chiesa di Ognissanti. Quello stesso fascino che ha convinto Lia Brunori e Alessandro Cecchi a curare per conto della Galleria dell’Accademia la mostra che qui si presenta, nonché il catalogo edito da Giunti, prima preziosa monografia dedicata al pittore. L’esposizione, dalle dimensioni contenute – circa una cinquantina i pezzi –, raccoglie quasi tutti i dipinti ascrivibili a Portelli (i pochi mancanti sono comunque schedati nel catalogo) e offre validi spunti per la riscoperta del suo percorso artistico e del suo ruolo nel panorama della pittura fiorentina di età vasariana.

Una conoscenza, quella di Portelli pittore, sino a oggi penalizzata dal modesto numero di opere certe a lui riferibili, da una lunga sfortuna critica e dalla

Carlo Portelli, Allegoria della Fortuna o Nemesi, 1565-1566, Tavola, Firenze, F. Guidi Bruscoli.

Carlo Portelli, Allegoria della Fortuna o Nemesi, 1565-1566, Tavola, Firenze, F. Guidi Bruscoli.

mancanza di un adeguato supporto documentale, a cominciare dalla data di nascita che si ipotizza, comunque, agli inizi del Cinquecento. Tutti elementi che hanno limitato la sua comprensione a pochi addetti ai lavori, in grado di apprezzare la sua originalità e la sua capacità di tradurre in pittura le tensioni artistiche e spirituali della Firenze di Cosimo I dei Medici e del figlio Francesco I.  Si pensi all’inedita “Allegoria della Fortuna o Nemesi”, oggi in collezione privata. La mostra offre finalmente l’occasione per metterla a diretto confronto, come mai accaduto prima, con la restante produzione di Portelli.

Interessante anche il corpus dei «documenti» e delle «invenzioni» che attestano sia l’attiva partecipazione alla vita collettiva degli artisti fiorentini – dalla sua iscrizione, già nel 1537, alla compagnia di San Luca fino alla partecipazione, dal 1563, all’accademia delle Arti e del Disegno –, sia l’impegno nella realizzazione di imprese collettive legate agli eventi festivi di Casa Medici – dal matrimonio di Cosimo I con Eleonora di Toledo nel 1539 all’ingresso trionfale di Giovanna d’Austria nel 1565, in vista del matrimonio con Francesco I. A questi si aggiungono i disegni, alcuni dei quali inediti, come il foglio con il “Corteo degli Dei e Battaglia delle Amazzoni” o lo “Studio con uno scomparto di soffitto con due figure maschili”.

Carlo Portelli, Cristo che predica con i santi Giovanni Evangelista e Battista, e committenti, 1571, Tavola, Colle di Buggiano (Pistoia), chiesa di San Lorenzo martire.

Carlo Portelli, Cristo che predica con i santi Giovanni Evangelista e Battista, e committenti, 1571, Tavola, Colle di Buggiano (Pistoia), chiesa di San Lorenzo martire.

Infine, è stata data particolare attenzione alla pittura di soggetto religioso che costituisce la parte preponderante della attività attualmente conosciuta dell’artista, dall’imponente “Trinità” per la chiesa di Santa Felicita, da datarsi poco dopo il 1544, al “Cristo che predica con i santi Giovanni Battista, Evangelista e i committenti”, del 1571. Giocata sul doppio registro della devozione privata e di quella pubblica, la produzione sacra portelliana risente profondamente dei cambiamenti del clima artistico di quegli anni, ma permette anche di seguire l’evolversi della spiritualità del tempo, dalle iniziali sotterranee simpatie di Cosimo I per gli ambienti protestanti ed eretici sino alla brusca sterzata verso l’ortodossia e la rigida applicazione delle prescrizioni tridentine.

 

Lorena Vallieri

 

 

 

 

 

 

Carlo Portelli pittore eccentrico fra Rosso Fiorentino e Vasari – a cura di Lia Brunori e Alessandro Cecchi.

Firenze, Galleria dell’Accademia, 22 dicembre 2015-30 aprile 2016.

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