Bellini, Caravaggio, Tiepolo e i maestri della pittura toscana e veneta nella Collezione Banca Popolare di Vicenza: a Prato una selezione di 86 dipinti illustra i principali temi sacri e profani dell’arte tra Quattro e Settecento.

 

Caravaggio Coronazione Di SpinePRATO Un percorso iconografico alla riscoperta dei soggetti che accomunarono la produzione pittorica dei maestri veneti e toscani tra Quattro e Settecento, ma anche un’opportunità per ammirare un’accurata selezione di opere di proprietà della Banca Popolare di Vicenza, infine, un’occasione per visitare i nuovi spazi ricavati dalla prima fase di restauro dell’edificio dell’ex Monte Pegni. Questa, in sostanza, la mostra “Capolavori che si incontrano. Bellini, Caravaggio, Tiepolo e i maestri della pittura toscana e veneta nella Collezione Banca Popolare di Vicenza”, ospitata fino al 6 gennaio 2015 nelle sale del Museo di Palazzo Pretorio a Prato.

L’esposizione, a cura di Fernando Rigon, testimonia anzitutto il mecenatismo artistico dell’Istituto vicentino, da sempre impegnato nel recupero e nella valorizzazione dell’arte italiana. La maggior parte delle opere presentate proviene dalla pinacoteca di Palazzo Thiene, in cui sono conservati, oltre ai dipinti, raffinati esempi di ceramica vicentina, una delle più complete raccolte al mondo di Oselle veneziane e circa 300 incisioni settecentesche. Ma per il pubblico pratese sono state riunite anche opere provenienti da altre sedi della Banca, quali Palazzo degli Alberti a Prato, Palazzo Luzzatti a Milano, la Fabbrica della Luce di Palermo, gli uffici di rappresentanza di New York e Mosca. E non mancano gli inediti. È il caso del “Ritratto di gentiluomo della famiglia Passerini con il figlio” di Santi di Tito e dell’“Orfeo che incanta gli animali con il suono della lira” di Jacopo dal Ponte detto Bassano, entrambi recentemente acquisiti sul mercato austriaco.

Le 86 opere, tra tavole e tele, sono state riunite in base ai soggetti e organizzate in quattro sezioni che consentono di cogliere affinità e differenze iconografiche, a prescindere dalle scuole e dalle epoche di provenienza dei dipinti. Si comincia con “Imago Magistra”, soggetti pittorici a tematica religiosa e devozionale. Un primato indiscutibile spetta alle Madonne col Bambino, a cominciare dalla dolcissima tempera di Filippo Lippi, in cui viene posto l’accento sul gesto affettuoso del Bambino nei confronti della Madre. Più interessanti, almeno dal punto di vista iconografico, le raffigurazioni delle Virtù, caratterizzate, tra l’altro, dall’uso dei colori: bianco per la Fede, verde per la Speranza, rosso per la Carità. Ci sono poi pregevoli esempi di storie ispirate ai Vangeli e all’Antico Testamento, che vanno dalla limpidezza del “Crocifisso in un cimitero ebraico” di Giovanni Bellini alla forza espressiva della “Coronazione di spine” di Caravaggio.

Dal sacro al profano, con una sezione dedicata all’eredità culturale del mondo classico: “Immagine ideale”. Davanti ai nostri occhi sfilano Dei ed Eroi dell’Olimpo quali “Apollo” e “Giunone” di Cesare Dandini, o Venere che, in compagnia di un riccioluto Cupido, visita l’incandescente laboratorio di Vulcano nell’“Elemento Fuoco” di Francesco Bassano. Accanto a loro uomini e donne resi immortali dalla fama delle loro imprese come “Sofonisba che riceve il veleno inviatole da Massinissa” o il “Convito di Antonio e Cleopatra”, entrambi di Gaspare Diziani. Dipinti di estrema raffinatezza formale che trovano la propria fonte di ispirazione anche nelle opere letterarie e nei poemi cavallereschi, a cominciare dall’aura magica dell’“Orlando Furioso” di Ariosto, le cui scene furono immortalate, ad esempio, da Giovanni Bilivert in “Angelica si cela a Ruggero”, o da Ranieri Del Pace in “Rinaldo e Armida nel giardino incantato sorpresi da Carlo e Ubaldo”.

Il vero soggetto della terza sezione, intitolata “Il volto dell’idea: il ritratto”, è l’abbigliamento, la cui lettura rivela la posizione economica, sociale e culturale delle singole personalità molto più di quanto non faccia la loro fisionomia. Maestro indiscusso nell’arte del ritratto fu Bronzino, presente in mostra con il “Ritratto storico di Tommaso di Guccio Soderini”, un cosiddetto memoriale, o storico, eseguito in assenza fisica del personaggio: in sostanza, una sorta di cenotafio che celebra quella figura che tanta parte ebbe nel tumulto dei Ciompi del 1378. Gli fanno compagnia alcuni profili tratteggiati da Tintoretto, oltre all’enigmatica “Testa di Vecchio” di Giandomenico Tiepolo.

Conclude la mostra la sezione “La bella natura”, un’antologia di opere paesaggistiche di cui gli artisti veneti furono maestri indiscussi. Non mancano le nature morte, un genere che raggiunse il massimo successo alla metà del Seicento. Un capolavoro per tutti: “La dispensa con uccellagione e Pollame” di Jacopo di Chimenti da Empoli.

Arricchisce la visita il catalogo edito da Skira, utile guida per una lettura iconografica dei singoli dipinti, a cui l’autore avvicina citazioni tratte dal comune patrimonio della cultura scritta: dalla patristica alla filosofia, dalla poesia alla trattatistica e al teatro. Un confronto, dunque, non solo tra immagine e immagine, ma anche tra immagine e parola.

 

Lorena Vallieri

 

 

Capolavori che si incontrano. Bellini, Caravaggio, Tiepolo e i maestri della pittura toscana e veneta nella Collezione Banca Popolare di Vicenza – a cura di Fernardo Rigon.

Prato, Museo di Palazzo Pretorio, 5 ottobre 2014-6 gennaio 2015

www.palazzopretorio.prato.it; www.capolavorichesiincontrano.it