James Joyce e Claudio Collovà portano “Ulisse” a Versiliana Upgrade Festival.

Il 27 giugno è “Bloom’s day” al Teatro delle Scuderie Granducali di Seravezza, in prima nazionale per Versiliana Upgrade Festival. Il regista Claudio Collovà e l’attore protagonista Sergio Basile rivisitano James Joyce e il suo “Ulisse”.

Un letto in lontananza, una donna che vi giace sopra cosparsa di fiori, come un cadavere. È Molly Bloom, o meglio un suo riflesso, un suo ricordo, un suo fantoccio, la cui voce non ha spazio nel trafficato flusso di coscienza del marito, Leopold Bloom. La luce si alza e mostra con più chiarezza la scena. Sergio Basile-Leopold Bloom inizia a dialogare con l’immagine della moglie. Ben abbigliato, ricorda “L’uomo con cappello” di Renè Magritte, in tutte le sue forme. Un uomo anonimo, un voyeur qualunque, che, dopo aver osservato le strade della sua Dublino come un mondo nuovo e ostile, torna nel buio di una casa che pare ormai una camera mortuaria, desolato e solo. È un uomo chiuso in sé stesso, distante da tutto e da tutti. È circondato da nemici, la sua città, i suoi concittadini, la sua triste infanzia, il suo essere ebreo e, in quanto tale, oggetto di razzismo, la morte del figlioletto appena nato, la gelosia nei confronti della moglie e il tradimento coniugale. È relegato nella sua interiorità, in un mare di pensieri eterogenei che fluttuano impetuosi.

Anche il pubblico gli è distante, separato com’è da uno schermo trasparente che cade sul proscenio; questo ha, in realtà, una funzione tecnica: vi vengono proiettate scene di Leopold nell’acqua dell’Hammam, altro luogo buio e solitario, in cui il flusso di coscienza non smette mai di placarsi. La combinazione teatro-cinema può lasciare un po’ perplessi, dando l’idea di uno spettacolo ibrido, ma l’effetto visivo è notevole e al passo con i tempi; del resto il teatro contemporaneo deve fare i conti con la tecnologia, che è ormai parte della nostra vita. È un lungo monologo che rende bene il testo di Joyce, così come le atmosfere create e la notevole recitazione di Sergio Basile. Un esule, alieno, isolato, naufrago in una terra sconosciuta, che è la sua mente. La vita esterna scorre, ma non può sentire le parole che urlano nella testa di Leopold Bloom, che lo assordano, ma che non sono in grado di uscire fuori. James Joyce e Claudio Collovà, a distanza di quasi un secolo, sono portatori di un messaggio valido ad inizio Novecento così come oggi. Nella frenesia della modernità, nell’odio verso i propri simili, nella perdita di valori quali la famiglia e la lealtà, gli eroi dell’antichità, che si allontanavano dal proprio nido per poi tornarvi con onore e gloria, non hanno possibilità di tornare. L’Ulisse-Bloom si perde nel disordine della terra e della mente, senza la possibilità di ritorno e con un’unica speranza: la metempsicosi, il passaggio della propria anima, immaginando una condizione altra e meno ostile.

Seravezza – TEATRO DELLE SCUDERIE GRANDUCALI, 27 giugno 2015.

Benedetta Colasanti

BLOOM’S DAY – Soggetto: James Joyce; regia: Claudio Collovà; interprete: Sergio Basile; scene e costumi: Enzo Venezia; musiche: Giuseppe Rizzo; luci: Pietro Sperduti; produzione: Argot Studio in collaborazione con La Versiliana Festival.