Matrona sul suo trono. Il velluto tappezza l’enorme seduta che riempe la scena, il velluto colora di verde e viola l’abito di Misia. Imponente, delirante, una donna bell Epoque con le sue scarpe rosse entra nelle anime dei suoi artisti, amici, geni. Seduta, vibra di energia e desiderio, attende l’arrivo di quanti ha fatto partorire.

Una porta si chiude, la musica si interrompe, ci sono tutti.

Inizia la sfilata dell’arte, perché “ci vuole arte per aggiustare la vita”. Misia nata nella neve, cresciuta a denti stretti per eludere il dolore, si affaccia alla vita con la più vorace caparbietà. Affronta sfrontata ogni innovazione, ogni idea, ogni genialità che riconosce e  costruisce.

Ci sono tutti: Cocó, l’amica di una vita, la sua femminilità mai sfrontata, la timidezza dei colori e la purezza delle perle, Cocó “troppo sarta per non vestirà per sempre”.

Danza Misia nei salotti di una Parigi che brulica di vita e di arte, danza su un immaginario palco ove il suo sfrontato Nižinskij balla, osa, rivoluziona il balletto insieme con l’unicità di Debussy e Stravinsky.

Orgogliosa,  vitale, si nutre delle sue creature e loro di ella. Ritratta del suo adorato, piccolo Toulouse Lautrec, amata da Proust, ninfa di Picasso.

Vive Misia, vive nutrendosi del Bello, dell’arte sfuggendo ogni forma di dolore, perché “se ci credi troppo lo rafforzi il dolore”.

Ma un giorno appare e inizia ad entrare piano nell’animo, ha la forma dell’amore, quello in cui vuoi credere, vuoi crederci perché è bello, ti emoziona, ti scoppia dentro, implode nel tuo corpo e se ne impossessa giorno dopo giorno, si fa gioco dell’anima a tutto disposta tranne che al dolore.

È  subdolo, lacerante, é giovane, é nuova arte. La riconosci e sai di non esser più abbastanza, semplicemente di non più esserci.

Morfina Misia Morte.

Spettacolo intenso, vivo, nutrito dall’arte. L’arte di una impeccabile Lucrezia Lante della Rovere, non una sbavatura, un’esitazione, bensì tanta emozione e capacità. Semplicemente un’attrice: tono, voce, pause, movimento, interpetazione, sentimento.  Personalità.

Un altro cameo donato dal regista Francesco Zecca insieme con il poeta Vittorio Cielo, i quali firmano questa messa in scena pulita, veloce, unica.

Perfetto il disegno luci e le scene. Meravigliosi i colori.

Il desiderio di andar in contro alla vita con l’ intensità di Misia “una puttana appesa alle pareti come una santa”, purché sia preludio al privilegio di sentire l’Arte.

Roma, teatro Piccolo Eliseo, 27 ottobre 2016

Elena Grimaldi