Brook torna al celebre poema epico indiano per riflettere sulla guerra e sulla violenza.

«In guerra una vittoria è una sconfitta. Voglio raccontare la storia di Battlefield per far capire a Obama, Hollande, Putin e a tutti i presidenti cosa succede dopo la battaglia. Se tu sei un leader e sostieni una guerra devi sapere che farai milioni di morti, anche se vinci». Con queste parole il regista inglese Peter Brook presenta il suo ultimo lavoro “Battlefield” al Teatro della Pergola di Firenze in occasione del Festival Fabbrica Europa 2016. Dopo la messa in scena al Festival di Avignone nel 1985 del poema epico indiano “Mahābhārata” che, in nove ore di spettacolo, entusiasmò pubblico e critica, Brook ritorna al testo induista soffermandosi su un singolo evento: la guerra di sterminio che coinvolse la famiglia dei Bharata.

La battaglia tra i due rami familiari si conclude con la vittoria di Yudishtira che ha ucciso i suoi cugini e si ritrova solo a ricevere il titolo di re di fronte alla morte e alla distruzione che ha seminato. In quel momento non si sente orgoglioso, ma egli stesso sconfitto, e si unisce al dolore di suo zio Dhritarashtra, il re defraudato che ha perso tutti i figli nel conflitto. Una sorta di parabola che insegna, attraverso la semplice narrazione, il valore della responsabilità e le crude conseguenze della guerra che non ha mai vincitori, perché tutti ne escono in qualche modo dilaniati. Attraverso la voce dei protagonisti viene descritto il “battlefield”, il campo di battaglia, lo strazio e la devastazione che smorza qualsiasi entusiasmo; ma la guerra è finita e bisogna ricominciare da capo, dal perdono, dal senso della vita. E sono i due anziani, lo zio cieco che ha perso il trono e la madre del nuovo re afflitta dai ricordi del passato, che rimettono sulla retta via Yudishtira perché possa evitare di commettere ancora crimini e ingiustizie. Gli attori in scena drammatizzano alcuni racconti induisti che affrontano tematiche complesse come la morte, il tempo, il destino, la giustizia. Storie di uomini e di vita. Perché oltre alle idee cosmiche e metafisiche, il memorabile poema indiano ricorda le cose semplici del quotidiano, ritrovando in esse il valore e il significato più profondo dell’esistenza umana.

Essenziale la scena, la recitazione, i dialoghi: è la cifra stilistica che da sempre contrassegna il lavoro del regista inglese. Il fascino scenico è tutto nella narrazione fluida ed elementare, ricca di emozioni e simboli, e nei quattro attori in scena (Carole Karemera, Jared McNeill, Ery Nzaramba e Sean O’Callaghan), provenienti da culture diverse e uniti in un rito teatrale che esalta la pace raccontando della guerra. Ad accompagnarli la musica di Toshi Tsuchitori che riempie lo spazio vuoto del palcoscenico richiamando rumori e atmosfere lontani.

Firenze – TEATRO DELLA PERGOLA (FABBRICA EUROPA 2016), 25 maggio 2016

Mariagiovanna Grifi

BATTLEFIELD – basato sul Mahābhārata, scritto da Jean-Claude Carrière. Spettacolo in inglese con i sopratitoli (adattamento e traduzione a cura di Luca Delgado).

Adattamento e regia: Peter Brook e Marie-Hélène Estienne; Musica dal vivo: Toshi Tsuchitori; Luci: Philippe Vialatte; Costumi: Oria Puppo; Interpreti: Carole Karemera, Jared McNeill, Ery Nzaramba e Sean O’Callaghan; Produzione: C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord, in coproduzione con The Grotowski Institute; PARCO Co. Ltd / Tokyo; Les Théâtres de la Ville de Luxembourg; Young Vic Theatre; Singapore Repertory Theatre; Théâtre de Liège; C.I.R.T., Attiki Cultural Society and Cercle des Partenaires des Bouffes du Nord.

Foto: Caroline Moreau.