Impressioni, riflessioni, immagini coreografiche al Teatro Grande.

Aterballetto incontra il pubblico de La Versiliana Festival con un trittico: tre brevi coreografie di danza contemporanea che raccontano qualcosa sull’uomo. “Nude anime”, “14’20’’” e “Bliss”: tre coreografi diversi che condividono lo stesso palcoscenico e, in parte, gli stessi danzatori, portatori di messaggi apparentemente diversi ma che, alla fine, sembrano confluire in un’unica colorata morale.

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Una morale inusuale, libera da schemi fissi, dove presente vuol dire cogliere un attimo di quel tempo artificiale, sfuggendo alle complicazioni e alle sofferenze predatrici di un corpo fortificato dalle tante ferite. Un finale leggero, quello di “Bliss”, che vuole annullare tensioni accumulate con “Nude anime” e “14’20’’”. La danza contemporanea di Aterballetto non dimentica da dove viene, assorbe dalla danza classica, dal suo rigore, dalla sinuosità delle sue forme, per farne qualcosa di nuovo: un’onda anomala che travolge quello che c’è, se ne nutre, disfa e rifà, costruisce con elementi che non possono venire su dal niente. È un grande pregio per una forma di messinscena che vuole essere chiamata arte e che, poggiando su solide basi, è degna di questo nome. “Nude anime”, la prima parte del trittico, è una performance tutta al femminile; il coreografo Valerio Longo costruisce sulle note emozionanti di Matteo Stocchino, immagini in movimento che danno vita alle fotografie statuarie proiettate sullo sfondo. Otto danzatrici, inizialmente identiche, che sembrano tasti di un pianoforte, piccoli ingegni di un meccanismo di un orologio, corde di una stessa arpa, si differenziano poi in otto donne diverse. Una visione generale della donna che sposa i caratteri di tante donne diverse, accumunate da sensazioni analoghe ma vissute in modo sempre nuovo. L’idea della bellezza, della purezza, ma anche del nudo e della passione sessuale, si uniscono a impressioni di violenza, di aggressività, di difesa del proprio corpo martoriato, per farlo uscire intatto da un mondo e da una storia che spesso sono stati nemici. Le scarpette con la punta di gesso ricordano le bianche figurine eteree del balletto romantico, che volevano innalzarsi verso l’alto e dare l’idea di una leggerezza che non era loro concessa al di fuori di un mondo magico e incontaminato. Rimane la tensione verso l’alto, la voglia di volare, ma i candidi e fiabeschi tutù spariscono nel nulla, lasciando il corpo in balia di se stesso e della possibilità di proteggersi con le proprie mani.

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“14’20’’” sembra un’astrazione. I movimenti concitati e viscerali sono i protagonisti della performance; provengono da un corpo maschile e da uno femminile, le cui differenze passano in secondo piano, se non addirittura scompaiono. La coreografia di Jiři Kyliàn per La Versiliana è un estratto dall’opera “27’52’’”, a cui si ispira anche nel titolo. I movimenti del corpo vanno di pari passo allo scorrere del tempo, un’invenzione della specie umana e da essa manipolata, eppure da cui tutti noi dipendiamo, vittime di un fluire inesorabile, spesso generatore di ansie e malesseri. Un’invenzione, quella del tempo, non proprio volontaria: serve per giustificare tutti quei cambiamenti che, giorno dopo giorno, avvertiamo sulla pelle e sotto di essa, in noi, ma anche in ogni altro individuo fuori di noi.

I toni più leggeri di “Bliss” portano in scena una gioventù serena che vuole perpetuarsi come tale, senza sofferenze, senza inquietudini, senza pensare alle prime rughe. I danzatori sembrano tanti adolescenti propensi alla spensieratezza; la musica è colonna sonora di un periodo di vita, i costumi, casual e un po’ vintage, che non passeranno mai di moda, sono la divisa di un’adolescenza che tutti abbiamo vissuto, con amori e amicizie vivaci che ricordiamo con piacere e con un pizzico di malinconia. Ecco cosa rievoca Johan Inger con “Bliss”, una memoria che non perderemo perché fa parte di noi. Le parti del trittico sono indipendenti ma possono creare un discorso comune; il percorso a ritroso, da due problemi esistenziali, quello della figura della donna e quello del tempo, a un ricordo in cui non riaffiorano tensioni, non perché inesistenti ma perché, ormai, superate. Quando la danza è tecnicamente perfetta, la scioltezza di ogni parte del corpo, accompagnata a un espressività curata nel dettaglio, comunica al pari delle parole.

Marina di Pietrasanta – TEATRO GRANDE LA VERSILIANA, 24 luglio 2016.

Benedetta Colasanti

NUDE ANIME – Coreografia: Valerio Longo; musiche originali: Matteo Stocchino; visual: Kalimera; da fotografie di: Bruno Cattani; ideazione costumi: Francesca Messori; luci: Carlo Cerri; realizzazione costumi: Sartoria Aterballetto, Francesca Messori, Nuvia Valestri.

14’20’’ – Estratto dall’opera: “27’52’’”; coreografia: Jiři Kyliàn; musica: Dirk Haubrich (nuova composizione basata su due temi di Gustav Mahler); scene: Jiři Kyliàn; costumi: Joke Visser; luci: Kees Tjebbes.

BLISS – Coreografia: Johan Inger (vincitore del premio Benois della danza 2016 come miglior coreografo); musica: Keith Jarrett; luci: Peter Lundin; assistente alla coreografia: Yvan Bubreuil.