maggio giugno lainya 2016_Layout 1Anche quest’anno la Ianieri sarà al Salone Internazionale del Libro di Torino, forte di un volume su Andrea Pazienza, per ricordarlo a 60 anni dalla nascita.

Giovedì 12 maggio alle ore 15:00 Sala Romania

Anteprima nazionale del volume
“ANDREA PAZIENZA. IL MIO NOME E’ PENTOTHAL” di Luigi Di Fonzo

“Andrea Pazienza, il mio nome è Pentothal” del giornalista pescarese Luigi Di Fonzo, insieme all’amico e collega Pierpaolo Di Simone, non vuol soltanto rendere omaggio a un genio venuto a mancare troppo presto, ma anche rivivere gli anni di una generazione – quella comunemente chiamata “Movimento del ’77” – isolata e tradita, sia dalla politica che dalla cultura “ufficiale”.

Il libro è il racconto dei dieci episodi del fumetto, affiancato da una rilettura critica della storia di quegli anni e dalla spiegazione dei numerosi riferimenti artistici, culturali e pubblicitari presenti nella storia e nei disegni. E pur essendo un prodotto profondamente radicato in quel contesto storico, quello dei cosiddetti “Anni di piombo”, con “Pentothal” Andrea Pazienza anticipa il tema del sentimento “privato” e dell’isolamento dell’artista, che negli anni Ottanta esploderanno con il cosiddetto “riflusso”.

In un periodo compreso tra l’estate del 1976 e i primi mesi del 1977, Andrea Pazienza (San Benedetto del Tronto 1956 – Montepulciano 1988) cominciò a disegnare “Le straordinarie avventure di Pentothal”, la storia di un talentuoso artista ventenne, studente a Bologna, diviso tra i sogni creati dalla sua immaginazione, i disagi della vita universitaria e le turbolenze del Movimento bolognese. Una vera e propria autobiografia a fumetti, la “prima, splendida e insuperata opera d’arte di Andrea Pazienza”, come la definì Oreste Del Buono, il direttore delle riviste Linus e Alter che nel marzo del 1977 iniziò la pubblicazione delle prime tavole. Il successo fu immediato. Pazienza venne acclamato come il caposcuola del nuovo fumetto italiano, e Pentothal, oltre a diventare un’icona del Movimento del ‘77, divenne anche “il romanzo di formazione di un’intera generazione”, per usare le parole del critico Felice Cappa.