Sergio Rubini porta in scena la commedia amara “Americani” nella doppia veste di regista e attore. La pièce teatrale prende spunto dal testo critico di MametGlengarry Glen Ross”, premio Pulitzer nel 1984 e poi ispirazione cinematografica per il celebre film di James Foley con Al Pacino.

Il testo avanguardista (per l’epoca) e profetico descrive polemicamente il mondo competitivo e cinico del sistema economico capitalistico americano degli anni ottanta. Sotto accusa è il falso, pallido e ingannevole progresso millantato negli anni del capitalismo. Un Rubini molto ispirato, lungi dal voler attualizzare il testo, fotografa lo scenario italiano di quegli anni ambientando la storia in un’agenzia immobiliare dove alcuni agenti arrivisti, in competizione tra di loro, sono intenti a raggirare i loro clienti pur di “vendere”, spacciando per affari delle compravendite di dubbio valore. Uomini che, spinti da una spietata sete di successo, denaro e vendetta, sono pronti a qualsiasi sotterfugio, anche a costo di ingannare i loro stessi colleghi e superiori. Impressiona quanto sia lucida in Mamet la visione di una società degenerata che con sapiente mestiere Rubini riesce a rappresentare emotivamente nei suoi personaggi, vittime delle conseguenze che questa sfrenata ambizione ha prodotto nell’animo umano. In un mondo dove si può vendere tutto, anche l’anima, non ci sono vincitori ma tutti sono perdenti e costretti ad una inevitabile solitudine.

Nonostante le intenzioni dell’autore, è evidente la modernità del tema trattato. La drammaticità insita nell’attualità di un testo datato di circa trent’anni ci impone una riflessione sui corsi e ricorsi storici, sulla degenerazione che affligge una società fondata sul predominio dell’economia e dove le regole del mercato prendono il sopravvento sui valori e sull’uomo stesso. E’ possibile evitarlo? E’ il vero senso della storia, della memoria e anche di questo spettacolo.

In una scenografia e ambientazione essenziali, nella quasi impercettibilità della colonna sonora e degli effetti speciali, primeggia la convincente e brillante interpretazione del cast, tutto al maschile, guidato da un’effervescente Sergio Rubini, nei panni di Daniele Sonnino, e con lui Gianmarco Tognazzi, Francesco Montanari, Roberto Ciufoli, Gianluca Gobbi, Giuseppe Manfridi e Federico Perrotta. Sono talmente persuasive le performance degli attori da non far rimpiangere la mancanza di una figura femminile. E’ il teatro che ci piacerebbe vedere sempre: uno spettacolo che, senza rinunciare alla drammaturgia, all’estetica, alla buona recitazione e strizzando l’occhio all’umorismo, seppur amaro, fa riflettere e pone delle domande. E Americani coinvolge, fa sorridere e cattura in un crescendo rocambolesco di imprevedibili e, spesso divertenti, accadimenti.

 

Roma, teatro Eliseo, 27 settembre 2016

Vittorio Sacco

In scena dal 27/09 al 30/10/2016

AMERICANI

Glengarry Glen Ross

di:

DAVID MAMET

traduzione:

LUCA BARBARESCHI

regia:

SERGIO RUBINI

con:

SERGIO RUBINI
GIANMARCO TOGNAZZI
FRANCESCO MONTANARI
ROBERTO CIUFOLI
GIANLUCA GOBBI
GIUSEPPE MANFRIDI
FEDERICO PERROTTA

scene:

PAOLO POLLI

costumi:

SILVIA BISCONTI

luci:

IURAJ SALERI

musiche originali:

GIUSEPPE VADALÀ

produzione:

ELISEO – TEATRO NAZIONALE DAL 1918