Alabama-Monroe-

Elise (Veerle Baetens) e Didier (Johan Heldenbergh) sono molto diversi: Elise lavora in un negozio di tatuaggi e la storia della sua vita è scritta sul suo corpo; Dider suona il banjo in una band di bluegrass (una branca del country) ed ha il mito del sogno Americano. I due si incontrano nel negozio di Elise: sarà amore a prima vista ed insieme condivideranno l’entusiasmo per il country e per la loro storia d’amore.  In sette anni il loro legame, nonostante la palese diversità, continuerà ad ardere, raggiungendo l’apice con la nascita della figlia Maybelle.
Tuttavia, in seguito ad un cancro che colpirà la piccola, la coppia sarà protagonista di  una serie di eventi che metterà a dura prova la loro passione, aprendo al suo interno ferite profonde, che torneranno prepotentemente ad evidenziare le loro differenze.

Il film diretto dal belga Van Groeningen, meritevole di una candidatura agli Oscar per il miglior film straniero, affronta una malinconica storia d’amore in modo inusuale ed originale; si serve infatti, di un’ abilissima scomposizione cronologica per catturare costantemente la concentrazione del pubblico: assistiamo in modo alternato ad eventi felici della coppia ad altri tristemente drammatici. Il tutto accompagnato da una fotografia funzionale che marca le diverse circostanze gioiose o disperate che si presentano. Il comparto attoriale è a dir poco sublime, soprattutto Veerle Baetens (premiata all’ European Film Awards), la quale va oltre la semplice recitazione, quasi come ad annullare il distacco tra schermo e spettatore. Le sue emozioni sembrano reali, riesce a coniugare alla perfezione le diverse prove emotive a cui  la variegata consecutio di episodi la sottopone.  La loro storia d’amore viene trasportata fino alla conclusione della pellicola da una colonna sonora country (con i sottotitoli) che dapprima sarà allegra, quando i due inizieranno a vivere la loro passione, e successivamente struggente, quando il loro amore volgerà al termine.
Alabama Monroe è un film coraggioso, non teme il dramma e lo affronta in ogni sua sfaccettatura, scommette e vince sul metodo narrativo adottato. E’ un melodramma che tocca nel profondo la sensibilità degli animi e ciò che traspare è che la felicità è qualcosa di labile, una evanescente magia destinata a consumarsi quando si scontra con la dura realtà.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Dario Cerbone