Raro, l’incontro tra attori e drammaturgia di così alto livello. “Avevo un bel pallone rosso” pur trattando argomenti per niente pacificanti, scatena empatia, apre porte sulla comprensione di un periodo storico buio, inquadra, con i chiaroscuri che dipingono ciascuno di noi, i personaggi veri di una trama familiare, così uguale a migliaia di altre. Eppure, la ragazza studiosa, di talento, nata e cresciuta nella provincia veneta, con il sogno di capire, di fare giustizia, di appianare le disparità sociali, con il desiderio di raddrizzare le storture statali senza avvedersi troppo chiaramente di imporre a sua volta un’altra prevaricazione, tocca e smuove corde importanti. Morta a trent’anni in guerra quando la guerra non c’era, ma per la fondatrice delle Brigate Rosse, Mara Cagol, in verità Margherita, la guerra c’era, eccome. Era cominciata in famiglia, con un padre amato, rispettato, con il quale condividere ragionamenti, ma chiuso alle istanze ultime della figlia, sociologa, attivista, a cui non basta il futuro prospettato di matrimonio, eredi, casa, macchina, vacanze. Incontra Renato Curcio, si innamora anche delle idee, lo sposa.

 E con lui e con i compagni forgia un linguaggio che oggi suona irreale, perché ponderoso, algido, comiziale e pieno: di progetti, di cose, di rabbia, di voglia autentica e non esteriore di cambiamento, collettivo, generalizzato, veramente condiviso ma non in rete. Di carne. A costo della vita. Del sacrificio di sodali e nemici. Decretando la pena di morte, uscendo così dalla sensatezza. Parole, riflessioni, discussioni, furia, e una deriva che perde, allontana, e un padre che soffre. La rivoluzione ha costi alti. Si fa anche a piccoli passi, ma Mara e le BR volevano andare in fretta. Il testo ha le caratteristiche della grande drammaturgia, quella che resta, che arriva immediata, che scava, che innerva questioni. Inoltre è piacevolmente ondivago tra dialetto e italiano. Andrea Castelli e Francesca Porrini mostrano entrambi pregevoli doti d’attori, aderendo a personaggi sfaccettati, tra tenerezze e imposizioni, tra stizza, affetti, dolore nella solitudine dell’ultimo distacco. L’allestimento di Rifici lascia parlare il copione, lo serve acutamente ed esattamente. Fortunata idea questo nuovo allestimento in occasione del cinquantenario del Sessantotto.

Maura Sesia

AVEVO UN BEL PALLONE ROSSO

di Angela Demattè

Regia: Carmelo Rifici

Con Andrea Castelli e Francesca Porrini

Scene e costumi: Paolo Di Benedetto

Musiche: Zeno Gabaglio

Luci: Pamela Cantatore

Video: Roberto Mucchiut

Assistente scenografo: Andrea Colombo

Regista assistente: Alan Alpenfelt

Produzione: LuganoInScena, TPE – Teatro Piemonte Europa, CTB – Centro Teatrale Bresciano

In coproduzione con LAC – Lugano Arte e Cultura

visto al Teatro Astra di Torino 23 ottobre 2018